COP 23: a Bonn delegazione di studenti trentini

di Gloria Concini

Dalla mattinata di lunedì 6 novembre, le delegazioni dei 196 governi membri della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici dell’Onu (Unfccc) sono riunite a Bonn, in Germania, per la ventitreesima Conferenza delle Parti (COP 23).

Lo scopo primario di COP23 è d’implementare le linee guida che rendano operative le previsioni dell’Accordo di Parigi, a un anno dalla sua entrata in vigore. Non solo: gli eventi climatici devastanti cui assistiamo con sempre maggiore frequenza impongono un’accelerazione dei processi di limitazione delle emissioni, anticipando l’orizzonte di effettività dell’Accordo fissato per il 2020 e alzando l’asticella degli impegni concreti di ciascun Paese aderente.

Tuttavia non tutti gli Stati membri presentano le stesse condizioni di partenza. Le nazioni in via di sviluppo rimarcano la necessità di una gradualizzazione degli impegni a loro carico, per non soffocare le opportunità di crescita economica che oggi stanno maturando in quelle regioni. “Nessuno deve rimanere indietro”, lo slogan ereditato dalla COP21, ricorda ai governi dei Paesi più ricchi del pianeta che i negoziati devono svolgersi su un piano di parità sostanziale: chi ha voracemente goduto delle risorse naturali e ambientali negli ultimi 50 anni s’impegni con maggiore sforzo e determinazione al raggiungimento dell’obiettivo di mantenimento del riscaldamento globale entro 1,5°C.

Il principio non sembra avere alcuna valenza per la seconda nazione più inquinante al mondo, gli Stati Uniti d’America, produttrice del 15% del gas serra complessivo. Il Presidente Donald Trump non mostra segni ufficiali di ripensamento in merito al ritiro di Washington dagli Accordi di Parigi, dichiarato lo scorso giugno. Tuttavia, un documento pubblicato dall’Agenzia governativa Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) ribalta il “negazionismo” trumpiano confermando che le attività umane sono causa inequivocabile delle mutazioni climatiche registrate nell’ultima metà di secolo. Difficile credere che tali conclusioni influiranno sulla posizione dei delegati Usa intervenuti a Bonn: una presenza la loro che, oltre a rappresentare paradossalmente un’assenza, potrebbe rendere più complesse le trattative. Anche in questo caso, la misura della determinazione dei governi membri a proseguire sulla strada tracciata a Parigi, quale risulterà da questa COP, sarà fondamentale per restituire al mondo la fiducia nel cambiamento, con o senza il contributo americano.

Presenza qualificante ai lavori del vertice in corso è quella della società civile che riconosce in sé il compito di tenere alte attenzione e aspettative del mondo sui processi decisionali e sui decisori. In questo senso, a seguire le negoziazioni, è presente anche una delegazione di otto studenti universitari trentini (nella foto in alto).

«Questa è per noi un’opportunità per sentirci cittadini del mondo» ha raccontato a trentinonatura.it Diego Chitarrini, coordinatore della delegazione insieme a Paulo Lima. «Stiamo capendo che il ruolo della società civile come osservatore nei complessi processi di definizione delle policy è fondamentale: in nostra assenza, a porte chiuse, vincono gli interessi di chi tiene più al proprio portafoglio che al pianeta. Noi ci teniamo perché è il nostro presente, il nostro futuro e il nostro lascito alle generazioni che verranno dopo di noi. Vogliamo che sia un lascito migliore di quello che le precedenti generazioni hanno costruito. Ringraziamo l’associazione Viracao&Jangada, che ci ha permesso di essere qui, e la Provincia autonoma di Trento che ha sostenuto il progetto. Questo è un investimento a lungo termine, non vediamo l’ora di tornare e condividere la nostra esperienza nelle scuole e all’università, con i nostri amici e famigliari».

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