De Martin: “Seguiremo il legame tra la montagna del passato a quella del futuro”

Il 27 aprile si alzerà il sipario sulla tanto attesa 65. edizione del Trento Film Festival che quest’anno si presenta al pubblico con un programma ricchissimo di appuntamenti, eventi e proiezioni al cinema (esattamenti 148 appuntamenti, 153 proiezioni, 260 ospiti).

Il programma della manifestazione è stato presentato oggi nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il presidente del festival Roberto De Martin, la direttrice, Luana Bisesti e il responsabile del programma cinematografico, Sergio Fant. Presenti anche il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta e  il vicepresidente generale del Cai, Erminio Quartiani.

«In questi 65 anni il Trento Film Festival – ha evidenziato il sindaco Andreatta – non ha mai smesso di sorprenderci. E lo fa anche in questa edizione, ricchissima di film, di appuntamenti e di spunti di riflessione, non solo sulla montagna, ma sulla vita, sul rapporto tra avventura e limite, sull’ambiente, che non è solo la nostra casa, ma anche la misura delle nostre possibilità. Oggi come 65 anni fa la rassegna è per la nostra città un’occasione preziosa di arricchimento, un’immersione nella bellezza fragile del mondo in cui viviamo, l’inizio di un viaggio che fa divertire e insieme crescere in consapevolezza».««

Un’immagine del film a Concorso “Becoming who I was”

«65 anni, l’età del festival, sono tanti – ha commentato il presidente del Trento Film Festival, Roberto De Martin – ma allo stesso tempo sono un batter di ciglia se raffrontati all’età delle montagne, a dimostrazione di quanto ancora sia sconfinata la dimensione di questo straordinario mondo che appunto da 65 anni la rassegna racconta, attraverso il cinema, la letteratura, gli eventi, le mostre. Per questo il festival, la prima e più longeva rassegna cinematografica al mondo dedicata alla montagna, all’esplorazione all’avventura, ogni anno che passa dimostra freschezza, originalità, voglia di crescere, investigare, proporre, perché sono ancora tante le cose da scoprire e raccontare. Della montagna del passato e di quella che sarà. Questa 65. edizione del festival ha per noi un significato particolare, perché al cinema e nei vari eventi proposti, dalla serata evento di Reinhold Messner a quella sull’arrampicata sportiva di Adam Ondra, da quella con l’astronauta Umberto Guidoni a quella con la trail runner Mira Rai, seguiremo proprio il legame tra la montagna del passato e quella del futuro, dando voce a grandi protagonisti di ieri, di oggi e di domani. Una visione, questa, che abbiamo cercato di realizzare anche negli incontri con  celebri personaggi della cultura e della società, come Romano Prodi, Giuseppe De Rita, don Josef Hurton, con i quali capiremo quanto sia importante guardare indietro per poter vedere avanti. Rinnovandosi sempre, stupendosi, arricchendosi di nuova vitalità e di grandi visioni. Così come auspica spesso il presidente generale del CAI, Vincenzo Torti, anche con gli editoriali su “Montagna 360”, presente con due importanti iniziative al festival. Ne abbiamo tutti bisogno. Ne ha bisogno il mondo che soffre per una grave crisi ambientale e sociale a cui il festival cercherà di dare voce. Con l’arte del cinema e delle parole, ma soprattutto con grande entusiasmo».

Paesaggio dell’Islanda

«Il Cai è orgoglioso di essere stato tra i fondatori e di essere tra gli artefici del Trento Film Festival – ha aggiunto il Vicepresidente generale del sodalizio, Erminio Quartiani -. Un festival della montagna e per la montagna. Che promuove la cultura dell’alpinismo, ma che va oltre l’alpinismo. Sempre più si occupa delle popolazioni montane e di promuoverne la causa che tutti dovremmo vivere come nostra: nostro l’impegno per l’adattamento ai cambiamenti climatici e per educare a prevenire i disastri ambientali, come a conservare la natura e il paesaggio montani. Nostro l’impegno per difendere le montagne dall’assalto di una distorta e superata cultura dello sviluppo che invece deve essere sostenibile come anche il turismo. Nostro l’impegno per fare tornare un turismo “dolce” nelle terre alte colpite dal terremoto, come dimostrano il documentario sul Soccorso Alpino del Cai e il previsto convegno sui sentieri in ambito festival».

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