Dal Bletterbach di 260 milioni di anni fa indicazioni sullo stato di salute della Terra

Una nuova ricerca internazionale coordinata dal MUSE – Museo delle Scienze di Trento e dal Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige ha dimostrato, dati alla mano, come lo studio di ecosistemi antichissimi sia fondamentale per comprendere il mondo di oggi e soprattutto misurare lo stato di salute in cui versa il pianeta Terra. I risultati di questo studio, portati avanti da un team di paleontologi e geologi, guidato dal paleontologo Massimo Bernardi del MUSE, sono così importanti che sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Earth-Science Reviews.

In pratica i ricercatori, comparando su scala globale diversi siti fossiliferi, tra i quali spicca quello del Bletterbach, sito delle Dolomiti UNESCO, a metà strada tra Trento e Bolzano, hanno fatto la scoperta straordinaria di inattesi elementi di somiglianza tra gli ecosistemi terresti dell’era geologica del Permiano (circa 260 milioni di anni fa) ricchissimi di biodiversità e quelli di oggi.

In particolare lo studio ha messo in luce come gli ecosistemi equatoriali del tardo Permiano, seppure molto diversi dalle attuali foreste pluviali (dove si stima che si trovino oggi i due terzi di tutte le specie viventi animali e vegetali della Terra) ospitassero un’eccezionale diversità di specie, tra cui gruppi ancestrali, estinti altrove e gruppi di più recente comparsa, caratteristiche tipiche degli ecosistemi equatoriali odierni (nell’immagine sopra una ricostruzione, di Davide Bonadonna, di come si presentava l’ambiente naturale del Bletterbach 260 milioni di anni fa).

I ricercatori impegnati nel sito paleontologico del Bletterbach, Trentino Alto Adige (foto Christian Weber).

Solo dopo pochi milioni di anni questa eccezionale diversità venne, però, decimata dalla più profonda crisi ecosistemica della storia del pianeta (la cosiddetta estinzione di fine Permiano) una fase caratterizzata da un intenso cambiamento climatico e un alto tasso di estinzione, proprio come quella che stiamo vivendo oggi.

Durante il Permiano la fascia equatoriale giocava un ruolo chiave per la vita sul nostro pianeta: era coperta da un deserto apparentemente inospitale, dove viveva tuttavia una ricca diversità di specie terrestri, in particolare di rettili e piante, compresi gli antenati dei dinosauri e dei mammiferi che sarebbero comparsi solo alcune decine di milioni di anni dopo.

«Questo studio dimostra – ha spiegato il ricercatore Fabio Massimo Petti – come la fascia equatoriale rivestisse un ruolo chiave per la biodiversità del pianeta anche in tempi antichissimi e nonostante nel corso della storia abbia visto succedersi una varietà di ecosistemi molto diversi tra loro».

Parte rilevante del lavoro è stata condotta a partire dai dati raccolti nel sito paleontologico del Bletterbach, in Alto Adige. L’attuale area dolomitica, infatti, nel Permiano si trovava in prossimità dell’equatore.  «Il Bletterbach – ha spiegato Evelyn Kustatscher del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige – è un luogo unico oggigiorno che nel Permiano occupava una posizione geografica chiave. Le associazioni fossili rinvenute nel Bletterbach mostrano un’abbondanza di specie superiore alla maggior parte dei siti della stessa età noti in tutto il mondo».

Secondo gli autori per comprendere il funzionamento degli ecosistemi di oggi, quale sia il loro funzionamento “naturale”, cosa sia “normale” in assenza dell’intervento umano, è quindi fondamentale guardare al passato e alla documentazione fossile. Considerato il cambiamento climatico in atto e l’effetto sugli ecosistemi di tutto il globo, sempre più comparabile a quello che portò all’estinzione di fine Permiano, studi come questo contribuiscono pertanto a misurare lo stato di salute del nostro Pianeta.

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