Da Rovereto il sistema per condividere in internet l’energia rinnovabile

Nell’ambito delle iniziative di energy sharing (la pratica sempre più diffusa di condividere a livello pubblico e privato l’energia rinnovabile prodotta da impianti fotovoltaici e eolici), il progetto pilota di “sistemi di accumulo digitali” sviluppato da Energy Srl, impresa nata e cresciuta nel vivaio green di Trentino Sviluppo a Rovereto, in Progetto Manifattura, ha conquistato l’onore della cronaca nazionale perché considerato una vera e propria “buona pratica per comuni rinnovabili”, vale a dire per quelle amministrazioni pubbliche particolarmente attente alle fonti di energia pulita.

Due comuni italiani, rispettivamente San Martino Buonalbergo, in provincia di Verona e Sorrenti, in provincia di Cagliari, hanno sviluppato con l’azienda trentina due innovativi progetti di energy sharing che sono stati premiati recentemente per il loro aspetto innovativo da Legambiente e Anci (Associazione nazionale comuni italiani).

Entrambi i progetti si basano sullo sviluppo di sistemi di accumulo digitale dell’energia prodotta da impianti fotovoltaici o eolici. In pratica si tratta di sistemi di storage che comunicano tra di loro grazie a internet, cioé serbatoi interconnessi dove viene stoccata l’energia generata da fonti rinnovabili durante i cosiddetti picchi di produzione. Quando poi la fonte si spegne, come di notte o nelle giornate senza vento, l’energia accumulata viene utilizzata, condividendola, per esempio per l’illuminazione pubblica serale. Un sistema, questo, secondo gli esperti, che incentiva il ricorso alle fonti rinnovabili, favorisce l’autosufficienza energetica degli edifici e che può essere replicato su interi quartieri, zone industriali o aree commerciali.

DavideTinazzi, amministratore delegato di Energy Srl (foto archivio Ufficio stampa Pat)

«Il nostro progetto pilota – spiega l’amministratore delegato di Energy Srl, Davide Tinazzi – permette di accumulare energia quando c’è la fonte, ovvero il sole in caso d’impianto fotovoltaico o il vento per l’eolico, per poterla utilizzare in un secondo momento, quando la fonte non è più attiva, per esempio di notte o nelle giornate senza vento. Grazie all’evoluzione dell’Internet of things (“internet delle cose”, che in rete comunicano dati su se stessi, accedendo a informazioni aggregate da parte di altri, assumendo un ruolo attivo, ndr), i diversi impianti di produzione e stoccaggio possono poi essere messi in relazione tra loro per potenziare lo scambio di energia all’interno della stessa rete e abbattere così i costi di compravendita rispetto ad una rete esterna».

A San Martino Buonalbergo, in particolare, si è sviluppato un sistema che ha permesso di mettere in rete gli impianti fotovoltaici già installati nel parco cittadino e originariamente impiegati per alimentare l’illuminazione pubblica. “Tuttavia – ha aggiunto Tinazzi – in assenza di un sistema di accumulo questi impianti risultavano poco convenienti. Di giorno infatti, il fotovoltaico produceva molta energia, ma i lampioni erano spenti. Di notte invece, quando ci sarebbe stato bisogno di accenderli, il fotovoltaico non funzionava e quindi bisognava acquistare energia dalla rete esterna. Grazie al progetto sviluppato, i pannelli fotovoltaici sono stati dotati di meccanismi di storage e condivisione che hanno permesso di rendere quasi autosufficiente la pubblica illuminazione di quell’area del paese».

Un risultato, questo, che ha ricevuto il plauso della campagna itinerante “Treno verde” di Legambiente che racconta in dodici tappe lungo l’intera penisola altrettanti casi studio per lo sviluppo tecnologico sostenibile di qui al 2030.

Analogamente, il progetto del comune di Serrenti, premiato il 24 ottobre con il Cresco Award per città sostenibili dell’ANCI (Associazione nazionale comuni italiani), ha messo in rete i pannelli installati sul teatro, sulla scuola e sul municipio, per migliorare il grado di autosufficienza energetica di questi tre edifici. E ora, Energy e le amministrazioni comunali di San Martino Buonalbergo e Serrenti sono già pronte per la prossima sfida: mettere in rete un numero sempre maggiore di edifici pubblici per favorire l’autosufficienza energetica di interi quartieri, come per esempio zone industriali o aree commerciali.

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