Cristian Benedini: “Nel base jumping rispettare i tempi della natura

di Massimo Dorigoni

Cristian Benedini, aero-fotografo e cineoperatore, è considerato, insieme a Maurizio Di Palma, uno dei maggiori esponenti a livello mondiale del Base jumping.  Nella sua lunga carriera ha peraltro contribuito a sviluppare l’idea di creare il Tandem BASE Europe, a Dro in Valle del Sarca, poi fondato dallo stesso Maurizio Di Palma.

A Cristian abbiamo chiesto il suo punto di vista sul Base jumping, sport estremo di cui tanto si parla, soprattutto in occasione di gravi incidenti.

Cristian, come sei arrivato al base jumping?

«Ho fatto il primo salto da base jumper quando avevo già quasi diecimila salti come paracadutista. La tentazione era di cominciare prima, ma solo il pensiero mi metteva il terrore. Ne ero affascinato, ma il tutto finiva lì. Ho cominciato poi a fare le ripiegature di emergenza, cioè del secondo paracadute che c’è in un completo di paracadutismo e lì ho acquistato fiducia su quel tipo di vela che è poi quella che si usa per fare il base jumping».

Cristian Benedini

Il base jumping è considerato uno sport molto pericoloso, da scavezzacolli…ci dai il tuo parere a riguardo?
«Non vi è nessuna differenza con altri sport tipo l’arrampicata, anche se effettivamente è molto pericoloso se non si usano le dovute accortezze. Nulla è però affidato al caso come non lo dovresti avere quando guidi una macchina. Il problema è che è troppo facile, c’è che si prepara però meticolosamente e attende i tempi dettati dalla natura per migliorare col tempo e chi invece si comporta da scavezzacollo. Nel secondo caso risulta più facile farsi male o morire».

Il base jumping: per te uno sport o uno stile di vita?
«Sì, per me è sempre stato uno stile di vita, per sedici anni ho vissuto solo in aeroporti, ho passato la mia vita volando».

Quale il lancio che ti ha dato più emozioni?
«Ogni lancio è un’emozione. Ogni lancio è un “primo” lancio. Nei primi lanci c’è una sensazione immediata di euforia, mentre con l’esperienza gusti maggiormente il gesto tecnico, l’avere valutato bene le condizioni. Quando poi si sale camminando per tante ore o arrampicando sui monti per poi scendere per un minuto o poco più, allora la fatica si ripaga con l’emozione. A volte quando si salta in due, assieme e ci si filma è ancora più bello perché si condivide qualcosa con un amico. A volte però è bello anche farlo in modo solitario».

Un lancio di Cristian Benedini

Quale futuro per questo sport?
«Chiamiamola pure disciplina. Il futuro è certo solo se le cose vengono fatte e incanalate nel modo giusto, con serietà e rispettando i tempi della natura. È importante conoscere la montagna, le dinamiche di volo, la micrometerologia, conoscere i cicli del vento, quindi vi è un apprendimento continuo».

Un consiglio da dare ai jumper?
«La conoscenza e l’esperienza, sono le uniche fonti da cui attingere quando si affronta una situazione potenzialmente pericolosa come un salto di base jump, esaurite queste entra in gioco la fortuna».

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