Il clima che cambia: neve al mare, siccità in montagna

In Sicilia nevica. Ma non solo sull’Etna, come avviene spesso in inverno, ma a livello del mare (nella foto in alto, di Vincenzo Rao, Taormina imbiancata). È un fatto sicuramente insolito e straordinario, anche se storicamente è già accaduto altre volte. Ciò che colpisce, invece, è la concomitanza di eventi che lega i due estremi d’Italia: la Sicilia, appunto, da una parte e il Trentino Alto Adige, dall’altra. Mentre nell’isola meditteranea le spiagge s’imbiancano, in Trentino i prati diventano ancora più secchi e gialli a causa della siccità prolungata che si protrae ormai da 40 giorni, facendo registrare un dicembre completamente a secco.

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Nella foto di Adele Coglitore un pupazzo di neve in riva al mare a Furci Siculo (Messina)

In due settimane nella provincia di Trento si sono verificati circa quindici incendi (con una media, quindi, di uno al giorno) di cui gli ultimi resi più violenti dalle forti raffiche di vento, con la difficoltà per i Vigili del Fuoco, in alcuni casi, di non potere utilizzare l’acqua per spegnerli a causa delle bassissime temperature che la facevano gelare. E  per i prossimi giorni le previsioni meteo non prevedono ancora l’arrivo della neve, attesa ormai come una manna dal cielo.

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Siccità in montagna (foto Kevin Piazza)

Di fronte a questi fenomeni del clima, porsi qualche domanda è forse giusto. È vero come ricorda qualcuno che la siccità in montagna e la neve al mare sono fenomeni che nella storia del Trentino e della Sicilia si sono verificati altre volte, ma che quanto stia avvenendo sia legato alla crisi ambientale in atto appare evidente e difficile da confutare.

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Nella foto di Sabrina Strazzeri il centro di Taormina sotto la neve

 

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Giarre (Catania) sotto la neve. Foto di Mario Pafumi

I cambiamenti climatici hanno sempre accompagnato la vita del nostro pianeta Terra, ma il riscaldamento globale causato dalle attività dell’uomo (quindi di origine antropogenica) ha trasformato questi eventi da rari in un treno ad alta velocità con alla guida un macchinista di vecchie locomotive, con un’esperienza non adatta a manovrare mezzi e tecnologie moderne. Le conseguenze a livello globale e locale sono facilmente immaginali: tutto avviene in modo più veloce e concentrato nel tempo, gli eventi di forte intensità si ripetono quasi con regolarità (piogge torrenziali, siccità prolungate, tormente di neve, inondazioni, ondate di caldo e di freddo estremo, trombe d’aria, uragani) con conseguenze disastrose e soprattutto aumentando in modo esponenziale i rischi. Ma non tanto per l’ambiente di cui facciamo parte come organismi viventi. Ma per noi stessi. La natura anche in condizioni ambientali estreme continuerebbe lo stesso a sopravvivere, ma l’uomo no.

La siccità invernale in montagna sarà un fenomeno destinato probabilmente a ripetersi e non solo sulle Alpi, ma anche in altre regioni montuose d’Italia. Per questo occorre rafforzare attraverso l’impegno di tutti, con una grande azione collettiva, la salvaguardia dell’ambiente, riducendo l’emissione di gas a effetto serra (e questo vale per istituzioni, imprese e singoli cittadini); cominciando a ragionare in un’ottica di adattamento ai cambiamenti climatici, mettendo in atto strategie e comportamenti per mitigare gli effetti del riscaldamento globale e per prevenirne i possibili rischi. Nella consapevolezza che la crisi del clima sta già cambiando la nostra vita, non solo con ricadute sull’ambiente, ma con effetti sociali, sulla salute, economici.

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L’effetto della siccità in Trentino (Foto Kevin Piazza)

La siccità di questi giorni può rappresentare per le regioni alpine un’occasione per pianificare nuove possibili strategie di adattamento ai cambiamenti climatici (in Trentino da questo punto di vista c’è una particolare attenzione da parte degli organi della Provincia per la tutela dell’ambiente) a cominciare dal turismo, una delle principali risorse economiche di queste aree. Nonostante la mancanza di neve naturale, i turisti durante le festività natalizie non sono mancati e, riteniamo, non mancheranno neanche in futuro. Questo grazie all’innevamento programmato (che comporta però grandi consumi d’acqua e di energia) che ha garantito alla stagione dello sci di potersi svolgere regolarmente o quasi.

Ma da una piccola indagine a campione che abbiamo effettuato, molti turisti hanno approfittato della mancanza di neve per abbinare allo sci la pratica di altre attività all’aria aperta in montagna che, pur senza la coltre bianca, si presenta di una bellezza sempre straordinaria. E il tutto con soddisfazione, a dimostrazione di quanto l’alta quota e i suoi affascinanti ambienti attraggano, sia con la neve, sia senza. Bisogna allora incentivare e aumentare sin da subito le offerte di esperienze a contatto con la natura e culturali da abbinare allo sci (come trekking, bike, passeggiate nei boschi diurne e notturne con le lampade frontali per ammirare il cielo stellato, itinerari culturali, etnografici, enogastronomici) creando così  anche nuove occasioni di lavoro.

Ma allo stesso tempo, e questo vale per qualsiasi regione d’Italia, dalla Sicilia al Trentino, bisogna attrezzarsi per fare fronte al rischio di una possibile riduzione delle riserve d’acqua, dovuta alla siccità e allo scioglimento dei nostri ghiacciai; a diffondere un’ulteriore e maggiore informazione per la prevenzione degli incendi nei boschi e nelle case; a ridurre ancora di più l’uso delle auto e dei consumi di energia per abbassare la quantità di gas inquinanti rilasciati nell’aria che la mancanza di pioggia non riesce, per così dire, a “pulire”; a utilizzare l’acqua con maggiore attenzione, sia nella vita privata, sia nelle attività produttive. Sono solo alcuni esempi, ma che ci fanno capire, di fronte alla neve al mare e alla siccità in montagna, quanto sia importante prevenire anziché curare, così come dovremmo fare per la nostra salute.

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