Il campo Artva di Col Margherita dedicato a Luciano Massimo Filippi

di Massimo Dorigoni

Il campo Artva del Cai della ski area di Col Margherita, a Passo San Pellegrino, al confine tra Trentino e Veneto, è stato dedicato, con una cerimonia che si è svolta qualche giorno fa, alla figura di Luciano Massimo Filippi, membro del Sevizio valanghe italiano (organo tecnico centrale del Club alpino italiano) che aveva voluto fortemente un’area di esercitazione a disposizione di tutti gli sci alpinisti.

Luciano Massimo Filippi, socio del Cai di Bolzano e fondatore della scuola di Alpinismo e sci-alpinismo della stessa sezione, è stato ricordato da suoi colleghi per il suo impegno improntato principalmente alle attività di prevenzione degli incidenti in montagna, quest’ultima fondamentale per limitare i rischi su terreni innevati così come hanno spiegato gli esperti del Sevizio valanghe italiano, tra i quali Mauro Mazzola, al quale abbiamo rivolto alcune domande.

Un momento della cerimonia a Col Margherita

Perché è importante esercitarsi su un campo per la ricerca di dispersi in valanga?
«A monte ci sono in primis la scelta dell’itinerario, la conoscenza e il comportamento nelle uscite sia con le ciaspole, sia con gli sci d’alpinismo. Il dopo è basato sostanzialmente sull’autosoccorso. L’autosoccorso per noi del servizio valanghe è l’ultima spiaggia. Ho si è preparati da sempre oppure difficilmente si riesce a intervenire in caso di necessità se non si ha un’adeguata preparazione. Più si è preparati più i nostri comportamenti saranno adeguati alla situazione in caso d’emergenza».

 

La targa in ricordo del membro del Servizio valanghe italiano del Cai

Quanta persone ad oggi frequentano il campo artva?
«Il campo è in continua crescita. Nei primi anni si contavano poche centinaia di appassionati, ora siamo a qualche migliaio di persone che ogni anno si esercitano costantemente grazie anche alla collaborazione tra le società impiantistica di Passo San Pellegrino, il Club alpino italiano, tramite il servizio valanghe e il centro nivo-meteorologico di Arabba».

Quale il futuro di questo campo all’avanguardia?
«La speranza è che questo gioiello per gli amanti della montagna sia sempre più conosciuto nell’ambiente, per diffondere conoscenze e la cultura della prevenzione. La prudenza sulla neve infatti non è mai troppa».

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