Cai-Sat: la convivenza con l’orso è possibile. Ecco le strade

di Alessandro Forti 

Orso bruno, la convivenza possibile, questo il titolo e il tema trattato sabato 7 ottobre alla giornata nazionale sull’orso al Muse di Trento. Convegno riservato ai soci Cai e Sat, al quale hanno preso parte un centinaio di partecipanti. L’evento, organizzato dalla Tam (Commissione tutele ambiente montano) della Sat e dal Gruppo Grandi Carnivori del Cai, ha visto la collaborazione del Comitato Scientifico Centrale, della Provincia Autonoma di Trento, del Parco Naturale Adamello Brenta e del Muse.

Molti gli argomenti trattati che hanno visto coinvolti esperti e ricercatori del settore. Ad aprire il convegno Claudio Bassetti, Presidente Sat, e Davide Berton del Gruppo Grandi Carnivori Cai, che insieme a Massimo Vettorazzi hanno sottolineato l’importanza di sviluppare le delicate tematiche (comunicazione, divulgazione, monitoraggio e gestione dei conflitti) riguardo i grandi carnivori per riportare gli attuali dibattiti a un dialogo più concreto e oggettivo.

Un momento dell’evento. Nella foto in alto, da sinistra, Claudio Bassetti, presidente Sat; Filippo Zibordi, naturalista; Davide Berton, Gruppo grandi carnivori Cai; Massimo Vettorazzi, vicepresidente Commissione Tam (foto Cristian Ferrari)

Partendo dalle cause del declino e del ritorno dell’orso in Trentino occidentale, Andrea Mustoni (Parco Naturale Adamello Brenta) ha ricordato i punti salienti del progetto Life Ursus e di come attualmente si debba parlare della specie in un contesto più ampio, appunto di un ritorno dell’orso sulle Alpi Centrali, arrivando a sottolineare l’importanza di “comunicare e condividere nel modo più corretto”. Importante in questo senso il contributo scientifico, ricordato da Marco Armanini (PNAB) che il Parco Naturale Adamello Brenta ha svolto tramite studi e ricerche sul plantigrado in questi anni e tutt’ora in atto.

Luca Pedrotti (Servizio Foreste e fauna), spiegando l’importanza del monitoraggio ha fatto comprendere come questo possa aiutare sia nelle scelte gestionali, sia per una maggiore conoscenza della popolazione ursina presente sul territorio.

Naturalmente si è anche parlato di prevenzione, durante l’intervento di Claudio Groff (Servizio Foreste e fauna), che ha precisato che dal 2002 ad oggi 1174 sono state le recinzioni elettrificate fornite ai pastori che ne hanno fatto richiesta, oltre al supporto – principalmente di consulenza – dato dai referenti zootecnici agli allevatori.

Non sono mancati i confronti anche con altre realtà; in questo caso utili sono state le esperienze maturate da Elisabetta Tosoni (Parco Nazionale Abruzzo Lazio e Molise) sull’orso bruno marsicano, per comprendere che seppure operiamo in un contesto differente spesso le criticità emerse sono simili, come ad esempio la mortalità elevata degli individui per causa antropica dovuta principalmente a investimenti stradali e abbattimenti illegali.

Marta de Barba, ricercatrice, è intervenuta sull’utilizzo e l’aiuto che il monitoraggio genetico può fornire, evidenziando l’aspetto critico della stretta parentela della nostra popolazione ursina e dei conseguenti problemi di inbreeding (l’accoppiamento di individui legati da parentela, inevitabile in piccole popolazioni, nel tempo porta ad un declino della fitness riproduttiva e della sopravvivenza) che questo può comportare, auspicabile sarebbe cominciare a pensare ad una soluzione. Rischio è che si cada in un vortice di estinzione, ma fortunatamente la variabilità genetica dell’attuale popolazione ursina è ancora buona.

La tavola rotonda moderata dal naturalista Filippo Zibordi (foto Cristian Ferrari)

Aspetto molto importante, trattato nel pomeriggio, è stata la tavola rotonda – moderata da Filippo Zibordi (naturalista) – che ha riunito a discutere tecnici del Servizio Foreste e fauna della PAT, del Parco Naturale Adamello Brenta e dell’Associazione Cacciatori Trentini, per l’occasione rappresentata da Alessandro Brugnoli, un allevatore e un apicoltore sviluppando un ampio interesse e partecipazione da parte del pubblico.

La partecipazione al convegno, l’interesse, le idee e i dibattiti hanno dimostrato come per molti la convivenza con l’orso sia ancora possibile. Convivenza concepibile solo se creata sulla corretta comunicazione, la ricerca scientifica (intesa anche come supporto nelle scelte gestionali), la divulgazione, l’utilizzo dei sistemi di prevenzione e soprattutto il coinvolgimento dei portatori di interesse (allevatori, apicoltori, ecc.). Importante sarebbe maturare l’idea di essere orgogliosi di poter vivere in una “terra di orsi”, nostri vicini di casa dalla notte dei tempi.

Per maggiori informazioni sui grandi carnivori presenti in Trentino si può consultare il sito www.orso.provincia.tn.it

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