Bioshopper: Legambiente chiede di consentire subito l’uso di retine riutilizzabili

Continua, con chiarimenti e prese di posizioni, la polemica sui bioshopper, i sacchetti ultraleggeri biodegradabili e compostabili utilizzabili per imbustare gli alimenti freschi e sfusi.

Innanzitutto, dopo la circolare interpretativa del Ministero dell’Ambiente, è intervenuto anche il Ministero della Salute che ha ribadito il divieto di riutilizzare i sacchetti per la spesa di frutta e verdura per evitare il rischio di eventuali contaminazioni batteriche, aprendo, però, alla possibilità di portare da casa le cosiddette buste mono uso. «Non siamo contrari al fatto che il cittadino possa portare i sacchetti da casa – ha spiegato il direttore generale del dicastero, Giuseppe Ruocco  a patto che siano monouso e idonei per gli alimenti». Il titolare dell’esercizio commerciale, ha aggiunto Ruocco, «avrebbe ovviamente la facoltà di verificare l’idoneità dei sacchetti monouso introdotti».

Ma qui, come si suol dire, nasce il problema, anzi si rincarono le polemiche: il fatto che si possano portare da casa sacchetti nuovi per la spesa di frutta e verdura per Federdistribuzione è pura teoria, perché di fatto il consumatore dovrà utilizzare gli stessi bioshopper ultraleggeri presenti nel punto vendita, infatti oltre ad essere integri (chi e come controllare questo aspetto?) biodegradabili e biocompostabili, devono avere lo stesso peso (stante l’impossibilità di ritarare le bilance di volta in volta in base al diverso imballaggio del consumatore) e devono essere conformi a quanto indicato dalla normativa ambientale e igienico sanitaria. L’organismo che rappresenta la Distribuzione organizzata, presieduto da Giovanni Cobolli Gigli, chiede quindi ai ministeri “più semplificazione e chiarezza”.

Sull’argomento oggi è scesa nuovamente in campo Legambiente con un comunicato, chiedendo con urgenza una nota ufficiale congiunta dei due dicasteri dell’Ambiente e della Salute che autorizzi la grande distribuzione a garantire ai cittadini un’alternativa riutilizzabile alle buste compostabili monouso, come le retine, così come avviene già in diversi Paesi europei.

“Non ci si risulta che in Germania, Svizzera e negli altri paesi europei ci siano mai state epidemie causate dalla contaminazione da sacchetti o retine riutilizzabili nei supermercati – ha detto il direttore generale di Leambiente Stefano Ciafani -. E poi i reparti dell’ortofrutta dei supermercati non sono sterili come camere operatorie. L’inevitabile e naturale presenza della terra residua dalle attività agricole ad esempio testimonia che i rischi igienico sanitari paventati sono davvero pretestuosi. Smettiamola con questi falsi allarmismi. Siamo di fronte a una norma sacrosanta finita però nel tritacarne mediatico per alcuni errori imperdonabili commessi dal governo. La legge è dello scorso luglio, non è possibile che ancora non si chiarisca ai supermercati e agli stessi cittadini quali sporte riutilizzabili è possibile usare”.

Secondo Legambiente la nuova disposizione, sicuramente più restrittiva rispetto alle altre adottate in Europa, deve essere un vanto per l’Italia nella battaglia contro l’inquinamento da plastica non gestita correttamente. “Il nostro Paese fino a sei anni fa era tra i maggiori consumatori in Europa di sacchetti di plastica per l’asporto merci, ma grazie alla legge del 2012 è stato possibile ridurre del 55% l’uso di shopper – conclude il direttore generale di Legambiente -. Il costo dei sacchetti serve proprio a disincentivare l’uso di sporte usa e getta. Ora mettiamo finalmente la parola fine a questa assurda vicenda, prevedendo un’alternativa gratuita e riutilizzabile anche per i sacchetti per frutta e verdura e spiegando ai cittadini la grande portata di questa legge. Se questo non sarà possibile, allora è meglio togliere dalla legge l’obbligo di pagamento per il consumatore dell’acquisto dei sacchetti compostabili, che tornerà in carico alle aziende della Grande distribuzione organizzata”.

 

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