“Barnabo delle montagne” allo Spazio Alpino SAT

Martedì 16 gennaio, alle 18, allo Spazio Alpino SAT (pianterreno Casa della SAT, via Manci 57, Trento) appuntamento con il grande cinema del Trento Film Festival con la proiezione di Barnabo delle montagne, di Mario Brenta (Italia, 1994 – 124’).

All’evento, organizzato in collaborazione con la SAT nell’ambito del “Laboratorio alpino delle Dolomiti Bene UNESCO”, parteciperà il regista, Mario Brenta, sceneggiatore, direttore della fotografia, docente di Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico e di Iconologia del Cinema all’Università degli studi di Padova.

Il film del 1994, è tratto dall’omonimo romanzo di Dino Buzzati (uno dei libri più conosciuti e letti del celebre scrittore) ed è stato girato in alta quota, nelle Dolomiti di Sesto e in prossimità delle foci del Po.

Nella foto sopra e in questa due scene del film “Barnabo delle montagne”

La pellicola, Gran Premio al 43° Trento Film Festival 1995, ha riscosso un notevole successo di pubblico e di critica, ricevendo, oltre a quello del festival, numerosi altri riconoscimenti. È stato presentato in concorso al 47. Festival di Cannes, ha ricevuto il Premio Italia “Cinema e Società” come miglior film dell’anno 1994, il Gran Premio al Festival Internazionale del Cinema Mediterraneo di Montpellier in Francia, il Premio per la miglior regìa e il Premio Speciale della Critica al Festival Internazionale del Cinema Latino a Gramado, in Brasile, il Premio di Qualità del Ministero dei Beni Culturali.

Ambientato negli anni successivi alla guerra del 1915-18, protagonista del film è il ventenne guardaboschi Barnabo che, insieme ai colleghi, vive montando la guardia a una polveriera sperduta tra le montagne. Nella monotonia dei giorni, uguali uno all’atro, è rimasto l’eco della guerra appena finita e il ricordo di Dario, il più coraggioso dei guardaboschi, ucciso dai contrabbandieri. Un giorno anche Del Colle, il vecchio comandante, viene trovato ucciso. Bisogna trovare gli assassini. Pattuglie di guardaboschi e paesani fanno il giro delle montagne. Ma non c’è traccia dei contrabbandieri. Arriva l’inverno, e con la prima neve anche il ricordo del vecchio comandante sembra affievolirsi. Quando ormai le ricerche sono abbandonate, Barnabo si trova improvvisamente di fronte ai contrabbandieri, ma ha paura e se li lascia sfuggire. Il Corpo lo radia e allora Barnabo si trasferisce in pianura, dove diventa contadino. Dopo anni decide di tornare in montagna, senza riuscire, però, ad essere riammesso tra i guardaboschi. Tutto è cambiato, la polveriera è stata abbandonata, i contrabbandieri sembrano scomparsi e Barnabo si accontenta di fare il guardiano alla vecchia caserma. Un giorno, però, si ritrova faccia a faccia con i contrabbandieri: è il solo ad accorgersene, li segue, sale in alto sulle rocce, li aspetta, ma quando sono a tiro, pronto a riscattare la prima volta in cui provò paura di loro, si accorge che, come lui, sono stanchi, vecchi, pieni di affanni. Punta il fucile, pronto a sparare, ma il dito del grilletto rimane fermo, così come il suo sguardo, silenzioso spettatore dei contrabbandieri che passano e se ne vanno.

Il regista Mario Brenta

«Barnabo delle Montagne, sia in quanto film, sia in quanto opera letteraria – ha evidenziato Mario Brenta – è quello che si può definire un bildungsroman, ovvero una storia di formazione. E qui sta, credo, il suo valore di universalità, ovvero di cammino che ciascuno di noi è destinato a compiere. È il passaggio dalla giovinezza all’età matura che porta al riconoscimento delle proprie qualità, ma anche alla consapevolezza dei propri limiti e soprattutto alla loro accettazione che ognuno di noi è chiamato ad affrontare. E tutto ciò si produce dentro di noi come riflesso che viene dall’esterno, dal mondo, attraverso un dialogo continuo con esso».

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