Avventura dietro casa: lo straordinario mondo dell’Abisso di Lamar

di Stefano Voltolini

Percorrere un sentiero sotterraneo che si sviluppa lungo un dislivello di cento metri, dentro una grotta molto più profonda: l’Abisso di Lamar che scende per 387 metri nella montagna lungo i percorsi scavati dall’acqua, in un lavoro durato millenni.

L’esperienza, promossa da Ambiente Trentino, è un primo approccio alla speleologia. Un’escursione in sicurezza che dà l’idea di un ambiente circondato di roccia a 360 gradi. Nel percorso, accompagnati da Chiara Trevisin, esperta di zoologia del Muse e da Renzo Gaiti, guida speleologica, è possibile fare la conoscenza della fauna “locale”: tra gli animali delle grotte ci sono i pipistrelli, creature “della notte”. In realtà innocui, insettivori, sono preziosi per la lotta biologica nell’agricoltura e per la biodiversità.

“È un percorso a piedi di circa tre ore, che prevede la discesa di 2-3 saltini di roccia” spiega Trevisin, laureata in scienze naturali e comunicazione scientifica e ambientale, in forza al Muse come tecnico operativo. Caschetto, imbrago e faretto vengono forniti ai partecipanti sul posto. “Per chi è sempre stato abituato alla montagna – spiega -, la grotta risulta diversa. La roccia è tutt’attorno”. “Sarà un approccio tridimensionale” aggiunge Gaiti, membro del soccorso alpino e speleologico.

L’Abisso si apre una trentina di metri sopra la sponda orientale del laghetto di Lamar, sopra Terlago e a pochi minuti di auto da Trento. Per raggiungere l’entrata un breve tratto di sentiero. La grotta si sviluppa in una rete di pozzi e meandri a livelli compresi fra quota 680 e 300-350 metri, sui Bossi alti, il rilievo tra la Paganella e la valle dell’Adige. La formazione è dovuta ai fenomeni carsici, ovvero all’opera di scavo dell’acqua nella roccia calcarea.

L’escursione nel mondo sotterraneo valorizza l’aspetto naturalistico a 360 gradi. Anche i risvolti faunistici. Le grotte ospitano anfibi, insetti, a volte sono utilizzate come ricovero dai ghiri. Il pipistrello, presente in Trentino Alto Adige con 20-30 specie diverse, le utilizza per dormire. Di giorno l’animale resta appeso alle rocce, abbassando il metabolismo fino a entrare in un “quasi letargo”. I piccoli vengono messi al centro del gruppo – come in una “nursery” – per offrire loro il massimo del calore. La notte il mammifero vola a caccia di insetti. Nei secoli il pipistrello è stato associato al male in quanto creatura notturna, poco conosciuta dall’uomo e quindi temuta. Ma la nomea è infondata.

«Sono elementi folkloristici – prosegue Trevisin -. Ci sono alcune leggende da sfatare. Ad esempio il fatto che si appiglino ai capelli. Solitamente stanno lontani dalle persone». Sono animali preziosi. Essendo insettivori, sono utili nella lotta biologica contro i parassiti delle piante nell’agricoltura. Per avere il loro aiuto domestico, cioè tenere lontani gli insetti, è possibile installare una bat-box sul balcone.

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