Ambiente: nuovo piano della Provincia contro le emissioni d’inquinanti

di Rosario Fichera

Un piano d’interventi in cinque settori strategici per la qualità dell’ambiente e quindi della nostra vita: quello civile ed energetico; i trasporti e la mobilità sostenibile; il settore produttivo e industriale; l’agricolo e l’allevamento; e infine quello della comunicazione che punta sul coinvolgimento attivo dei cittadini, a cominciare, per esempio, da un buon uso delle stufe a legna.

Sono questi i cardini principali del nuovo piano messo a punto dalla Provincia autonoma di Trento per la tutela della qualità dell’aria. Un documento importante (che si basa molto sugli studi dell’Appa, l’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente) e che si lega a tutte le altre iniziative avviate dalla Provincia per la tutela dell’ambiente e nel settore dell’energia e della mobilità.

Con questa nuova iniziativa la Provincia si è posta due obiettivi: da un lato, di consolidare i risultati positivi che si stanno ottenendo in questi ultimi anni (i dati di monitoraggio dell’Appa dicono, infatti, che in Trentino nel complesso la qualità dell’aria è buona); dall’altro, di ridurre i valori ancora alti di alcuni inquinanti presenti nell’aria che durante l’anno hanno superato più volte gli obiettivi prefissati e cioè il biossido d’azoto (NO2) prodotto dalle emissioni degli autoveicoli, soprattutto in prossimità di alcune arterie ad alta intensità di traffico (come via Bolzano a Trento e il perimetro entro i 10 metri dell’autostrada ad Avio);

le pericolose e invasive, per i polmoni, polveri sottili (PM10-PM2.5) e il bendo(a)pirene, inquinanti riconducibili soprattutto alla combustione di biomasse legnose (una delle cause maggiori è il cattivo uso delle stufe a legna che crea situazioni più gravi soprattutto nei fondovalle montani e nelle zone con caratteristiche climatiche – per esempio le frequenti inversioni termiche – e orografiche che non agevolano la dispersione degli inquinanti) e infine l’ozono, inquinante secondario riconducibile alla totalità delle emissioni di sostanze nocive primarie a livello globale e non solo locale (in questo caso gli sforamenti riguardano tutto il Trentino).

Il nuovo piano della Provincia, promosso dall’assessore alle infrastrutture e ambiente Mauro Gilmozzi, stabilisce le strategie d’intervento, concentrando le azioni in cinque settori principali.

Il primo è quello civile-energetico: in questo caso si punterà, da un lato, sulla promozione del risparmio energetico e nella riqualificazione energetica degli edifici e sulla valorizzazione e ottimizzazione della risorsa legno nel riscaldamento domestico; dall’altro sulle fonti rinnovabili.

Il secondo settore d’intervento riguarda i trasporti e la mobilità sostenibile, con azioni che avranno impatto sul trasporto privato (promozione dei veicoli elettrici e l’uso di carburanti a basse emissioni in attuazione del Piano provinciale per la mobilità elettrica; sperimentazione della gestione dinamica dei limiti di velocità sull’autostrada del Brennero); sulla mobilità sostenibile (miglioramento del servizio pubblico e rinnovo parco mezzi; promozione della bicicletta, car-pooling e car sharing); sul trasporto merci (promozione dell’intermodalità e trasferimento dei trasporti da gomma a rotaia; potenziamento della RoLa, autostrada viaggiante, dal tedesco Rollende Landstrasse,  una forma di trasporto combinato dei camion su treni merci).

biciclette e.motion a Trento 
Foto Romano Magrone. Archivio Provincia autonoma di Trento

Terzo settore d’intervento è quello produttivo-industriale, dove si attuerà una  diffusa e tempestiva applicazione delle migliori tecniche disponibili per raggiungere un elevato indice di protezione dell’ambiente.

Il quarto settore riguarda il mondo agro-zootecnico, con la promozione e supporto di buone pratiche gestionali nel comparto dell’allevamento, su ricoveri del bestiame, su metodi di stoccaggio e spandimento delle deiezioni.

Infine il quinto settore d’intervento, quello della comunicazione, dove sono previste campagne di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza e iniziative di educazione nelle scuole. Tra queste si punterà sulla diffusione delle buone pratiche per l’uso delle stufe a legna una delle cause maggiori d’inquinamento se utilizzate in modo improprio, come l’abitudine, purtroppo ancora diffusa, di bruciare nel focolare rifiuti domestici o pezzi di legno verniciati o derivanti da lavorazioni di falegnameria.

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