Agricoltura sostenibile e solidarietà a “Terre altre”

di Marianna Calovi

Percorrendo la strada che dalla Valle di Cembra porta alla Val di Fiemme, il paesaggio cambia in modo repentino. Mentre la prima valle è caratterizzata per la maggior parte dalla presenza di ripidi terrazzamenti coltivati a vite – traccia incantevole della fatica di una civiltà contadina ancora radicata – la Val di Fiemme si mostra all’improvviso in tutta la sua maestosità montana: da un lato il fascino delle cime dolomitiche, dall’altro gli ampi prati verdi del fondovalle, i boschi e i piccoli centri abitati che si inerpicano lungo i crinali delle montagne. I segni sul territorio che testimoniano la tradizione agricola della Val di Fiemme, ben visibili fino a non troppi anni fa, sono oggi più rari. Il boom economico degli anni Sessanta e Settanta, caratterizzato dallo sviluppo del turismo di massa soprattutto invernale, dall’introduzione di metodi di allevamento più intensivi e dal parziale abbandono della silvicoltura e della pastorizia, hanno cambiato profondamente il paesaggio. I campi coltivati del fondovalle hanno lasciato posto ai prati, mentre i pascoli di mezza montagna appartengono ora a dei giovani boschi.

A parlarmi di queste trasformazioni è Loredana Cavada, vicepresidente della Cooperativa agricola e sociale “Terre altre” di Castello-Molina di Fiemme. La incontro per farmi raccontare la storia di questa realtà che si intreccia intimamente con l’identità e la memoria delle Valli di Fiemme e Fassa. “Terre altre”, infatti, è nata nel 2013 con l’obiettivo di attivare dei percorsi di inserimento lavorativo per dare nuove opportunità professionali a persone svantaggiate, e ha scelto di impegnarsi in ambito agricolo, proprio per recuperare e tutelare la tradizione contadina quasi scomparsa dalle due valli.

Foto Cristina Vinante. Nella foto in alto scorcio della Val di Fiemme

Un progetto ambizioso, sia nei suoi obiettivi, sia nelle fasi di realizzazione. I primi a essere coinvolti sono stati gli anziani del posto, i custodi della memoria: le lunghe chiacchierate hanno fatto riaffiorare ricordi ed esperienze di vita che hanno permesso di ricostruire il paesaggio di un tempo, con la sua varietà di colture. Alcune specie autoctone erano ormai scomparse, per cui sono state attivate alcune collaborazioni: il Centro sperimentale Laimburg di Ora (Bz) ha fornito due sementi di cereali autoctoni della valle, il grano Val di Fiemme e l’orzo Capriana; la canapa è stata acquistata dall’associazione Assocanapa, unico rivenditore autorizzato; infine, l’associazione perginese per la tutela della biodiversità agricola trentina “La Pimpinella” ha donato le sementi dello spinacio “Repes” e della segale della Val di Fiemme, mentre l’Istituto agrario di S. Michele a/A contribuisce con preziosi consigli tecnici.

Piano piano – ma neanche troppo a dire il vero! – l’attività ha preso piede e se oggi percorriamo la strada statale del fondovalle possiamo scorgere, poco dopo i Masi di Cavalese, il vivaio forestale “Lagorai”, il primo dei tre campi dove opera la cooperativa grazie all’ospitalità della forestale che ha concesso lo spazio. Qui troviamo varie tipologie di cereali autoctoni come il grano Val di Fiemme, l’orzo Capriana, il mais di Fiemme e la segale di Anterivo; piante tessili come il lino e la canapa; piante officinali come l’arnica, l’iperico e l’echinacea; alberi da frutto di varietà locali e ortaggi. In un secondo campo, che si trova in località Saltogio nel comune di Tesero, zona tradizionalmente coltivata a patate, sono stati reintrodotti ortaggi quali le patate, appunto, i cavoli e le rape rosse. Nel terzo campo, posto a Pozza di Fassa a un’altitudine di 1.500 m., troviamo invece una coltivazione di stelle alpine.

Da queste coltivazioni rigorosamente biologiche – dal 2015 certificate – la cooperativa ottiene prodotti freschi ma anche trasformati alimentari, cosmetici, creme fitoterapiche e oleoliti, grazie all’ausilio di due laboratori esterni di trasformazione. I prodotti freschi sono venduti il lunedì e il giovedì mattina direttamente nel campo e, insieme ai trasformati, al mercato contadino di Cavalese, al Gas di Fiemme e Fassa e in negozi e ristoranti locali particolarmente sensibili.

Foto Loredana Cavada

Insomma, questa esperienza fa emergere in modo evidente che occuparsi di agricoltura non vuol dire soltanto sporcarsi le mani con la terra; è un settore che permette di avere a che fare con un mondo molto più grande: parlo dell’educazione ambientale, della sostenibilità, della preservazione della biodiversità, della salute e dell’alimentazione. “Terre altre” si occupa anche di questo, sia nella pratica, come abbiamo già visto, sia nella teoria, organizzando attività culturali ed educative di vario genere. Da giugno a settembre si può prendere parte alle visite guidate gratuite presso il vivaio “Lagorai”; vengono organizzati laboratori didattici e corsi, come quello sulla raccolta e il consumo delle piante spontanee, o quello sul riconoscimento delle conifere e sull’utilizzo delle resine, o quello che ha portato alla costruzione di un orto sinergico tuttora utilizzato.

Ultimo ma non meno importante, l’obiettivo strettamente sociale di questa realtà che ha portato ad alcuni inserimenti lavorativi di persone svantaggiate, provenienti dalla Cooperativa sociale “Oltre” e dai Servizi Sociali.
Sogni nel cassetto? Non si smette mai di immaginare nuovi scenari per il futuro, confessa la vicepresidente Loredana: “Sarebbe bello riuscire a costituire al nostro interno un laboratorio di trasformazione alimentare per non doversi affidare a realtà esterne e poi affiancare alle sei arnie che ci ha prestato un apicoltore della zona, l’allevamento di altri animali”.

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