Addio a Erich Abram l’ultimo testimone della storica impresa italiana al K2

Dopo la scomparsa di Ugo Angelino, avvenuta lo scorso dicembre, Erich Abram era rimasto l’ultimo componente in vita della storica spedizione italiana del 1954 al K2, guidata da Ardito Desio. Oggi il grande alpinista si è spento, all’età di 94 anni, e con lui si è chiusa l’ultima pagina di una delle avventure d’alpinismo più affascinanti che siano state mai scritte e che ha coinvolto, anche per le polemiche successive, generazioni di persone. trasportando fino all’ultimo campo in quota, insieme a Walter Bonatti e Amir Mahdi, le bombole di ossigeno utilizzate da Achille Compagnoni e Lino Lacedelli per arrivare in vetta al K2. Ma la sua figura di uomo e alpinista è andata oltre a quell’impresa pur grande. Nato a Merano, guida alpina, pilota di elicottero, Erich Abram ha realizzato scalate memorabili sulle Alpi,  aprendo numerose vie, come il celebre spigolo sud-est del Piz Ciavazes, nel Gruppo del Sella, che porta il suo nome.

Socio onorario del Trento Film Festival, aveva fatto la sua ultima apparizione pubblica, a ottobre scorso, proprio durante l’edizione autunnale di Bolzano della rassegna cinematografica, inaugurando lo spazio MontagnaLibri.

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L’inaugurazione dello spazio MontagnaLibri a Bolzano lo scorso ottobre. Erich Abram al centro tra il presidente del Trento Film Festival, Roberto De Martin e il sindaco di Bolzano, Renzo Caramaschi.

«Erich Abram – ha evidenziato il presidente del Trento Film Festival, Roberto De Martin – è stato un uomo ponte tra le comunità di alpinisti e anche all’interno della spedizione italiana del 1952 sul K2, in particolare tra i reduci. Ha sempre partecipato con grande passione ed entusiasmo alla vita del Trento Film Festival di cui era socio onorario, inaugurando, in questa veste, anche l’ultima edizione della rassegna autunnale a Bolzano, lo scorso ottobre, tagliando il nastro con quel sorriso che accompaganava sempre ogni suo gesto, caratterizzandolo. Il suo esempio di vivere l’alpinismo sarà per sempre ricordato, legato in modo indissolubile alla celebre via dolomitica aperta sullo spigolo che porta il suo nome, sul Piz Ciavazes, nel Gruppo di Sella, espressione di bellezza, forza e di semplicità al cospetto della grandezza della montagna. Questa prima via, che è anche un’opera d’arte, impedirà che il suo venga dimenticato».

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