Al cospetto della “Regina” della montagna: l’aquila reale dello Stelvio

di Stefano Voltolini

Passeggiare al margine del bosco, dopo l’imbrunire, ascoltando i suoni della notte: i versi dei gufi, delle civette, con il loro caratteristico canto territoriale. Il giorno seguente, salire nei meandri della valle per avvistare i rapaci diurni: astore, gheppio e soprattutto la regina della montagna: l’aquila reale, che abita il Parco Nazionale dello Stelvio, animale maestoso che può volare fino a 3mila metri di altitudine, scorgere una preda a due chilometri, scendere in picchiata a 200 chilometri all’ora per serrare artigli mortali. Ma anche simbolo di grandezza in numerose culture – è anche nello stemma del Trentino – e unico grande predatore mai scomparso dalle Alpi.

La civetta nana (foto Nicola Angeli). Nella foto in alto (di V. Nicolussi) un’aquila reale con la preda

Sono i protagonisti della fauna alpina che si potranno ammirare grazie all’escursione di due giorni organizzata da Ambiente Trentino nel Parco Nazionale dello Stelvio. Ad accompagnare i partecipanti nella val di Cercen, laterale della val di Rabbi, sarà Ivan Callovi, responsabile della didattica del Parco. Avremo come base malga Monte Sole Alta, dove pernotteremo – spiega l’esperto –. Una malga rifugio curata, bella e panoramica. Dopo cena ci sarà tempo, volendo, per una passeggiata nei dintorni, per ascoltare i suoni della notte”. Gli strigiformi – comunemente noti come rapaci notturni – attraverso il canto territoriale definiscono il proprio spazio avvertendo i potenziali rivali. “E non dimenticheremo di parlare – prosegue Callovi – di tutta la fauna tipica: cervo, camoscio, capriolo”.

Uno splendido esemplare di cervo (foto Nicola Angeli)

Domenica, il giorno seguente, si sale lungo la val di Cercen, partendo alle 7.30-8 per osservare meglio gli ungulati. “Se siamo fortunati vedremo il gipeto, che però ha tragitti ampi ed è difficilmente avvistabile, e poi astore, gheppio e gli altri rapaci diurni del parco”, prosegue il responsabile della didattica. L’animale più spettacolare è però l’aquila. “Ci sono tre coppie in val di Rabbi, una in val di Cercen” racconta Callovi. “A fine marzo si riproducono e inizia la cova. Verso il 20 luglio i piccoli si involano”. Le aquile reali dello Stelvio sono tornate grazie alla protezione a comportamenti riproduttivi normali. Fino agli anni Settanta, quando la specie era ritenuta nociva dall’uomo, per proteggere la prole i rapaci si erano spinti a nidificare a quote elevate fino ai 2.600 metri, sulle rocce impervie, a una quota in cui i rischi di sopravvivenza per i piccoli sono elevati. “Adesso è tornata alle abitudini naturali – continua -. Nidifica appena sotto il limite del bosco, in genere ad altezze poste tra i 1.600 ed i 2000 metri su piccole rocce riparate”.

Aquila reale adulta in volo (foto Maurizio Azzolini)

L’aquila ha una vista molto migliore dell’uomo (riesce a “zoomare” 7-8 volte) e ha un’area di caccia che va dai 1.500 ai 2.500 metri di altitudine. Le prede sono marmotte, a volte carcasse, oppure ungulati debilitati che il rapace cerca di spaventare e far cadere dalle rocce, per poi cibarsene una volta deceduti. “A differenza di orso, lupo e lince non è mai scomparsa dalle Alpi – conclude Callovi -. Simbolo di innumerevoli elementi, a partire dalle legioni romane. È sempre un’attrazione: vola in alto, crea fascino. Un grande predatore”.

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