22 aprile: Giornata della Terra, per riflettere sul nostro futuro

di Rosario Fichera

Oggi, 22 aprile, in 193 Paesi nel mondo si celebra l’Earth Day, cioè la Giornata della Terra, la più grande manifestazione ambientale del pianeta, promossa dall’ONU per la salvaguardia della nostra “Casa comune” . Un’occasione per fermarci un attimo e riflettere sul nostro futuro e sui gravi rischi ambientali che stiamo correndo, di cui forse non si è ancora compresa la reale portata.

Alcuni osservatori hanno fatto notare come l’attenzione sul problema del riscaldamento globale e delle sue conseguenze stia passando, per così dire, in secondo piano. Eppure i suoi effetti, ogni giorno, sono sotto gli occhi di tutti, a cominciare da casa nostra, in Trentino, con un inverno, escluso gennaio, praticamente mite e a secco, situazione che ha determinato un impatto importante sulle nostre riserve idriche. Paradossalmente il freddo, ma non l’acqua, è arrivato in questi giorni, con notevoli danni alle coltivazioni in fiore.

MeteoTrentino ha rilevato come l’inverno 2016-’17 sia risultato complessivamente più mite rispetto agli anni precedenti, con valori superiori di circa 1-2°C rispetto alle medie dei periodi 1961-1990 e 1981-2010, confermando il progressivo riscaldamento anche nella nostra regione, con un aumento medio delle temperature. Sul piano delle precipitazioni si sono registrati valori di circa -60/-70% rispetto alla media 1961-1990. Con conseguenze gravissime soprattutto per i nostri ghiacciai.

«I ghiacciai – ci ha spiegato Christian Casarotto, glaciologo del MUSE-Museo delle Scienze di Trento – funzionano come un grande salvadanaio, con delle entrate e delle uscite. Quest’anno le entrate di fatto non ci sono state, perché  non si sono avute precipitazioni e se dovessimo avere un’estate disgraziatamente come quella dello scorso anno, è chiaro che i bilanci saranno fortemente negativi. E sottolineo fortemente».

E ciò che sta avvenendo a casa nostra si sta verificando in tutto il mondo: nell’Artico si sta sciogliendo velocemente la più grande riserva al mondo di permafrost, cioè il terreno permanentemente gelato che trattiene sottoterra quantità notevoli di metano, uno dei gas a effetto serra maggiormente responsabili del riscaldamento globale. Con lo scioglimento del permafrost è evidente che questo metano sarà immesso in atmosfera, aggravando di più la situazione, con un impatto inevitabile sull’aumento ulteriore delle temperature. Praticamente la classica situazione del cane che si morde la coda.

Ha ragione chi sostiene che periodi di grave crisi climatica si sono già verificati nella vita della Terra, con un’alternanza di grandi glaciazioni a ritiri dei ghiacciai, ma la gravità del fenomeno che stiamo vivendo adesso, per la prima volta nella storia del nostro pianeta, non è tanto il fatto che i ghiacciai si stiano sciogliendo, ma è la velocità con cui questi fenomeni si stanno verificando. Velocità che, se si continua di questo passo, non ci lascerà scampo. Ancora però siamo in tempo per tamponare la falla della nave su cui stiamo viaggiando, per evitare di affondare in mezzo all’oceano. Dipende da ognuno di noi e naturalmente dai governi di tutti i Paesi del mondo.

Occorre che quest’ultimi, in tutti i modi possibili, rispettino quanto meno gli accordi di Parigi per la limitazione delle emissioni dei gas a effetto serra (consapevoli ormai che alcuni impatti saranno comunque inevitabili); e occorre che ogni di noi, quotidianamente, assuma uno stile di vita improntato al rispetto e alla salvaguardia dell’ambiente, assumendo comportamenti coerenti con questo obiettivo.

Ecco perché oggi la Giornata della Terra acquista un’importanza notevole per la nostra vita e per il nostro futuro: fermiamoci quindi un attimo a riflettere su cosa ogni di noi può fare per il nostro unico pianeta su cui, almeno per il momento, possiamo vivere.

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