Ban Ki-Moon: «Non abbiamo un piano B, perché non abbiamo un pianeta B»

«Non abbiamo un piano B, perché non abbiamo un pianeta B». A lanciare questo monito, a Marrakech, alla conferenza Onu sul clima (Cop 22) è stato il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, il quale si è rivolto anche al presidente americano eletto Donald Trump, invitandolo a rispettare l’Accordo di Parigi per evitare le conseguenze disastrose dell’aumento della temperatura media globale a causa dei gas a effetto serra prodotti dalle attività dell’uomo. Stesso appello rivolto oggi, sempre da Marrakech, anche dal presidente francese Francois Hollande.

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Alla Conferenza Onu sul clima le preoccupazioni sono tante, soprattutto dopo la diffusione del rapporto preliminare dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) secondo la quale il 2016 sarà l’anno più caldo di sempre, superando addirittura il record già registrato nel 2015. Secondo le anticipazioni contenute nel rapporto dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il clima (i dati definitivi saranno pubblicati i primi del 2017) la temperatura media del 2016 sarà superiore di circa 1,2° C rispetto a quella dell’epoca pre-industriale. E i maggiori responsabili sono sempre loro: le alte concentrazioni di gas a effetto serra prodotti dall’uomo.

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La sede di Ginevra dell’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) (foto archivio WMO-OMM)

Secondo il rapporto dell’Omm la temperatura media del periodo gennaio-settembre 2016 ha superato di 0,88° C la media del periodo 1961-1990 (14° C) utilizzata come parametro di riferimento. Questo aumento, soprattutto nei primi mesi dell’anno, è dipeso in parte dalla forte intensità nel 2015/2016 de El Niño (il fenomeno climatico periodico che provoca il forte riscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico centro-meridionale e orientale) ma dopo il passaggio di questo fenomeno le temperature sono rimaste lo stesso su valori molto alti, così come hanno confermato i dati di ottobre e così come sembrano confermare le previsioni di fine anno.

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Secondo il rapporto dell’Agenzia dell’Onu la concentrazione dei principali gas a effetto serra nell’atmosfera continua ad aumentare, con un andamento senza precedenti. La banchisa artica si è abbassata, soprattutto nei primi mesi dell’anno in corso e la portata dello scorso mese di ottobre è stata la più bassa mai registrata in questo periodo dell’anno. Nel 2015 il contenuto di anidride carbonica (CO2) ha raggiunto per la prima volta la media annuale di 400 parti per milione (ppm), record che sarà superato nel 2016. Da qui il monito degli esperti a correre ai ripari, cominciando ad agire sulle attività umane.

In questo senso gli esperti dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) il Comitato intergovernativo su Cambiamenti Climatici, hanno ricordato che i principali gas a effetto serra sono prodotti per il 35% dal settore energetico, per il 24% dall’attiva dell’agricoltura, 21% dall’industria, 14% trasporti e 6,4% per la costruzione d’immobili e infrastrutture.

«Nessun Paese al mondo indipendentemente dalle sue risorse o dall’inquinamento è risparmiato dagli impatti dei cambiamenti climatici» ha ricordato ancora, Ban Ki-Moon, invitando all’azione seguendo la roadmap di Parigi. Un invito che vale per ognuno di noi.

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